22 Settembre 2022
Il 2022 sarà l’anno dell’avvio dell’attività su una selezione di pazienti adulti con diabete tipo 1 fortemente instabile, per arrivare, nel 2024, al trapianto di insule microincapsulate, con la speranza di poter curare anche i bimbi affetti da diabete tipo 1. Nel progetto multidisciplinare padovano sono attualmente coinvolti 35 professionisti; la responsabile è la Prof.ssa Lucrezia Furian dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova.
“Il laboratorio che inauguriamo oggi – che noi chiamiamo Facility – è un luogo straordinario perché è in grado di garantirci la pulizia dell’aria e degli ambienti che sono richiesti dalla Normativa Europea per processare le insule pancreatiche. Queste isole sono una delle possibili cure per il diabete tipo 1 fortemente instabile e richiedono una lavorazione che è molto complessa e che deve garantire degli standard di qualità elevatissimi” sottolinea la Prof.ssa Furian.
“Il vantaggio del trapianto di insule pancreatiche è quello di evitare al paziente con diabete tipo 1 instabile un intervento di chirurgia maggiore come il trapianto di pancreas in toto. Infatti, il trapianto di insule pancreatiche viene eseguito tramite una procedura meno invasiva – ovvero un’iniezione percutanea (infusione sotto guida ecografica) nel fegato, più precisamente nella vena porta, del preparato cellulare estratto e purificato con conseguente riduzione di morbidità e rischi per il paziente correlati alla procedura” conclude la Prof.ssa Furian.
È importante sottolineare che per fare un trapianto di isole pancreatiche è necessario che sia disponibile un pancreas da donatore deceduto (la vita senza pancreas non è possibile quindi l’organo – a differenza del rene – non può essere donato da vivi).
In Italia è il Centro Nazionale Trapianti (CNT) l’organismo tecnico-scientifico preposto al coordinamento della Rete Nazionale Trapianti che ha tra le sue funzioni quella di allocare gli organi in base alla disponibilità. Le regole per accedere al trapianto di isole pancreatiche così come di pancreas in toto o pancreas e rene sono uguali in tutta Italia.
“Questo trattamento migliora notevolmente la qualità della vita del paziente” ribadisce il Prof. Paolo Rigotti, direttore chirurgia trapianti rene-pancreas, Padova “avere un trapianto che ti corregge fisiologicamente la glicemia e gli altri parametri riducendo il rischio di ipoglicemia in cui incorre spesso il paziente con diabete tipo 1 è un grande vantaggio. Se poi un giorno si riuscirà anche a fare questo senza terapia immunosoppressiva – utilizzando insule incapsulate – sarà veramente il risultato più grande”.
Ad oggi quindi, l’opzione del trapianto di isole pancreatiche non rappresenta la cura definitiva, è bene ribadirlo, per non creare illusioni. Rappresenta una terapia temporanea, per un certo numero di anni – che possono variare da paziente a paziente – in cui il paziente riuscendo ad ottimizzare il compenso glicemico e quindi a rallentare l’evoluzione delle complicanze diabetiche, migliora la sua qualità di vita, tenendo conto però della potenziale necessità di assumere farmaci antirigetto, che – seppur in genere vengano ben tollerati – potrebbero dare effetti secondari, anche difficili da tollerare. Per ogni paziente, si tratta sempre di un’accurata valutazione del rapporto rischi/benefici che va fatta insieme al team multidisciplinare di riferimento e – ovviamente – al paziente e ai suoi familiari più stretti.
Fonte: https://www.diabete.com/padova-nuovo-centro-terapia-cellulare-diabete-tipo-1/
Credits: IWG Italia